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Memorie segrete del dentista dei Papi e dei Re

26/10/2024

«Memorie segrete del dentista dei papi e dei re» di Aga Hruska e Klaus Riehle
Edizioni Bietti 2002 pagine 573 pagine


Kurt e Aga Hruska, gemelli, entrambi dentisti, curarono i Savoia senza mai ricevere una soldo. "Il loro concetto era che tutto fosse dovuto, anzi che fosse addirittura un onore poter curare i denti alle loro Altezze".

Marsala. Abitudine di Maria José di chiedere, alla fine di ogni seduta, un bicchierino di marsala.

Salami. Replica di Aga Hruska a Maria José che gli offrì per ricompensa un titolo nobiliare: "Mi guardi bene in faccia, io non vendo salami! Non ho bisogno di un titolo nobiliare! Di titoli abbiamo già il nostro, quello accademico, e ci basta perfettamente".

Caffè. Quando alloggiò a corte, il momento peggiore fu il risveglio: "La levataccia sarebbe stata ancora sopportabile, se il caffè non fosse stato tanto cattivo e accompagnato da una colazione a dir poco spartana. Tutte cose che mi fecero decidere di trasferire armi e bagagli in un albergo".

Rubinetti. Aga Hruska, chiamato a curare la principessa Jolanda nella residenza reale di Sant'Anna di Valdieri dove Vittorio Emanuele III trascorreva le vacanze, trovò molto scomodo innanzitutto il rubinetto: "Mi ricordai allora di un'ordinanza voluta dalla stessa Real Casa: siccome il re, in confronto a moglie e figli, era di statura piuttosto piccola (per non dire un tappo), in Italia era stata emanata una legge edilizia che stabiliva che tutti i lavandini e i gabinetti del paese fossero costruiti secondo le misure del re".

Plantare. Gabriele D'Annunzio, per apparire più alto, calzava scarpe col plantare.

Olio di ricino. Gli Arditi, soldati che avevano fatto parte dei reparti d'assalto di D'Annunzio, poi ingaggiati da latifondisti o industriali, dissuadevano braccianti e scioperanti da qualsiasi rivendicazione somministrandogli olio di ricino in grandi quantità.

Cocaina. A forza di tirar cocaina D'Annunzio finì per consumarsi i denti digrignandoli nel sonno. Il suo alito era così maleodorante che il dentista lo visitava con una maschera sulla faccia.

Incisivi. Aga Hruska lavorò anche per la Paramount, che sosteneva le cure dentistiche dei suoi attori. Incaricato di donare a Greta Garbo, per Ninotchka, un'aria più intellettuale, si fece venire l'idea di allungarle gli incisivi con capsule mobili. Queste capsule davano all'attrice una voce strana e le impedivano di masticare, ma il film era doppiato e si evitarono scene in cui dovesse mangiare.

Labbra. Molte attrici, per sfoggiare labbra più sexy, si facevano leggermente abbassare dal chirurgo il labbro inferiore, in modo che si vedesse la parte interna, rossa e umida.

Capezzoli. Gloria Swanson, costretta per contratto dalla Paramount a rimpicciolirsi i seni. L'intervento fallì, l'attrice perse un capezzolo a cui non arrivava sangue a sufficienza.

Cantanti. Benito Mussolini piuttosto seccato quando il padre di Aga Hruska, visitandolo per la prima volta, così commentò la sua bocca: "Guarda un po', Aga, la posizione perfetta di questi denti! Non ricorda un arco romano a tutto sesto? E poi il palato, alto quello duro, lungo quello molle! Peccato che non abbia fatto il cantante, sicuramente sarebbe stato meglio di Caruso".

Benedizione. Quando Pio XII assunse come dentisti personali Aga Hruska e il fratello gemello, entrambi protestanti, li benedisse con l'autorizzazione a distribuire loro stessi la sua benedizione.

Torri. Giovanni XXIII, eletto papa nel 1958, amava conversare in particolare con Kurt, che riceveva ogni venerdì mattina alle undici in una torre fatta costruire apposta per non farsi controllare dai cardinali ("è esattamente il contrario: io controllo loro dall'alto"). Il pontefice, grande ammiratore delle belle donne, non nascondeva i sacrifici dovuti al celibato: "Vede quel religioso laggiù che sta uscendo proprio adesso? È un ottimo prete e ha quattro figli… Ma con tutta la buona volontà, non gli posso concedere di sposarsi. Però la mia benedizione lo aiuterà sicuramente ad andare avanti!".

Protesi. Raccapriccio di Aga Hruska, alla fine della seconda guerra mondiale, quando scoprì che l'oro tedesco di cui si era rifornito il suo studio milanese fino al 1943 proveniva dalla fusione di protesi dentarie. La faccenda saltò fuori quando un treno merci che trasportava in Svizzera protesi ancora attaccate alle radici dei denti fu bombardato lungo la frontiera (un settimanale mostrava le schede corrispondenti a ogni dente, con nome, età e origine del proprietario).



Fonte Corriere della sera
Giorgio Dell'Arti